Prima di essere glamping, questo posto è stato molte altre cose: un frutteto di famiglia, un giardino di rappresentanza, un’oasi dimenticata dietro un cancello chiuso. La sua storia spiega meglio di qualsiasi brochure perché il Capua Bubble Room è nato proprio qui.
Origini
Il bastione e la villa
La proprietà sorge a ridosso del Bastione Gran Maestrato San Lazzaro, parte della cinta cinquecentesca che ancora abbraccia il centro storico di Capua. Attorno al palazzo di famiglia si estende il giardino frutteto: settemila metri quadrati chiusi da un muro, con l’acqua del Volturno poco lontano.
Novecento
Una famiglia, un frutteto
I Pastore Galderio, una delle antiche famiglie nobiliari capuane, coltivano il giardino generazione dopo generazione: limoni, arance, pesche, susine, noccioli, ulivi. In città se ne parla, ma pochissimi ci entrano.
Il sonno
Oltre un decennio di silenzio
La proprietà si ferma. Per più di dieci anni la villa e il giardino restano chiusi, mentre Capua cambia intorno a loro. Gli alberi continuano a fare frutti che nessuno raccoglie.
L'intuizione
Raffaele apre la porta sul giardino
Raffaele Rucco Pastore Galderio guarda il frutteto e capisce che quella bellezza non può restare privata. Nasce l’idea di un’ospitalità che non consumi il luogo: nessun edificio nuovo, nessun cemento, solo bolle trasparenti fra gli alberi.
Oggi
Il primo bubble hotel della Campania
Il giardino viene risvegliato e ammodernato con cura: percorsi illuminati, impianti eco-friendly, pietre locali. Nasce il Capua Bubble Room, primo glamping in bolla della regione.
Perché glamping, e non un albergo
Costruire un albergo dentro quel giardino avrebbe significato abbatterne una parte. Il glamping — l’ospitalità all’aperto con i comfort di una camera vera — permette l’esatto contrario: si posa, non si edifica. Quando le bolle verranno rimosse, il giardino sarà identico a com’era. È la differenza fra prendere in prestito un luogo e possederlo.
“Una villa che ha dormito per decenni. Un giardino che profumava nel silenzio. Una famiglia che custodiva un segreto. E poi — il risveglio.”
Cosa abbiamo fatto, e cosa abbiamo lasciato stare
- Abbiamo fatto: percorsi illuminati a bassa intensità, per non disturbare gli insetti notturni; impianti idrici ed elettrici interrati; recupero delle pietre e del tufo già presenti in proprietà.
- Non abbiamo fatto: nessun abbattimento di alberi, nessuna colata di cemento, nessuna piscina, nessuna insegna luminosa verso la strada.
Il risultato è un luogo che, di notte, sembra semplicemente illuminato dall’interno. Guarda la fotogallery →

